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Il cielo in ogni stanza.
Storie di prossimità
Regia di
Andrea Pellizzer
Prova a immaginare la scena. Hai vent’anni, uno zaino pieno di appunti, tre esami nel prossimo mese e, soprattutto, un quaderno di pagine bianche ancora tutte da scrivere. Poi un giorno decidi di dedicare qualche ora del tuo tempo come volontario in un hospice. La reazione, quando lo racconti agli amici, è comune: uno sguardo interrogativo . «Ma perché? Non ti fa paura?»
I ragazzi e le ragazze che fanno volontariato al Centro di cure palliative “Insieme nella cura” della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico quella domanda se la sono sentita fare molte volte, e ognuno di loro ha, a modo suo, una risposta, e una storia da raccontare. C’è chi ha imparato a giocare a carte da un uomo di ottant’anni che, per vincere, non si asteneva dal barare. Chi ha discusso per ore su quale fosse il miglior attaccante di sempre – senza trovare, ovviamente, un accordo. Chi ha spinto una carrozzina lungo un viale soleggiato fermandosi a raccogliere una margherita.
Dentro l’hospice, dietro una porta pesante tagliata da una finestrella che consente di vedere chi sta dall’altra parte, ci sono persone che hanno storie da condividere, ci sono pazienti che diventano amici, ci sono stanze senza soffitto perché lì si vede il Cielo.
Non è un’esperienza facile, non sarebbe onesto dirlo. Ci sono legami che finiscono troppo in fretta e istanti che restano cuciti addosso per sempre. Ma quello che colpisce di più, parlando con i volontari, è che per ciascuno di loro l’esperienza vissuta è un’occasione rivoluzionaria, che cambia dentro. Qualcuno ammette di esserci entrato per curiosità, o per il consiglio di un amico o per caso. Eppure, nessuno poi smette.
Ognuna di queste voci ci insegna che in un hospice il tempo ha un ritmo diverso: ora accelera, ora si arresta, ora resta sospeso. Le persone che lo abitano sanno esattamente quanto vale un pomeriggio, quattro chiacchiere, una fiore raccolto o un piatto di gnocchi preparato dalla propria sposa. E quella consapevolezza – così rara da conquistare a vent’anni – si fa dono e, al tempo stesso, testamento. Questi ragazzi si accorgono di essere giunti cuore a cuore nel punto più prossimo alla fine per intuire, nel modo più intenso e brusco possibile, come si fa a vivere. Con la “V” maiuscola.
Dietro le quinte



