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Sono solo tre gli ingredienti che servono: fettuccine sottili come un lenzuolo, burro fresco di malga di montagna e Parmigiano Reggiano. E poi un movimento, che è come il ritmo di un valzer: un due tre, un due tre. La mantecatura, che si ripete allo stesso modo da centoundici anni. Si racconta che Alfredo abbia creato questo piatto per far tornare l’appetito alla moglie e da lì, piatto dopo piatto, fettuccina dopo fettuccina, si scrive una storia che, attraverso una ricetta, è riuscita ad attraversare i confini dello spazio e del tempo.
Negli anni Venti, una delle più popolari star di Hollywood, Mary Pickford, entra nel ristorante di Alfredo. Assaggia le sue fettuccine e ne viene completamente conquistata, perché in quel sapore c’è tutta la genuinità e la maestria italiane. È così che decide di portare con sé la ricetta e di farla scoprire oltreoceano, rendendo le fettuccine Alfredo famose in tutto il mondo.
Da allora le storie non smettono di incrociarsi. Nel ristorante Alfredo alla Scrofa, guidato oggi da Mario Mozzetti, ogni giorno non si ripete solo una ricetta, si rinnova un gesto che racconta una storia d’amore e che non resta confinato tra le mura di un ristorante, ma si fa voce e testimonianza anche attraverso iniziative sociali. Mario e il suo team hanno voluto regalare le fettuccine Alfredo agli infermieri e ai medici della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, impegnati in prima linea durante la pandemia Covid-19, e hanno istituito una giornata dedicata agli ospiti del Centro Anziani della Fondazione Alberto Sordi, durante la quale una brigata di cuochi e mantecatori improvvisati ha messo in tavola un piatto e la sua storia.
Ecco come tre semplici ingredienti e un gesto possono raccontare una storia che non può né vuole fermarsi: una storia fatta d’amore, semplicità e gusto.
Dietro le quinte



