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Originario del Minnesota e cresciuto alle Hawaii, Cody sin da bambino ha abitato la bellezza. Nella natura ricca di biodiversità delle isole del Pacifico dove ha mosso i suoi primi passi vedeva già un’irresistibile chiamata. Poi, a diciott’anni, approdato in Europa per un viaggio di formazione con un biglietto di sola andata, scopre di fronte a sé un’altra bellezza, quella dell’uomo, che celebra attraverso l’architettura, il colore e le forme. Dalle strade di Firenze ai sentieri di montagna, e nella montagna, tra i cunicoli delle cave di marmo, nasce forte il desiderio di glorificare la vita attraverso lo splendore, di regalare speranza attraverso il dono di mani che sanno plasmare, modellare e restituire incanto. Lì c’è l’origine, la prima scintilla che accende l’arte di Cody Swanson, scultore, pittore, sposo innamorato e padre che riconosce nei volti di ciascuno dei propri figli la gioia e la pienezza della vita.
È un continuo viavai tra i blocchi di marmo bianco e impolverato e l’armonia dell’atelier, in cui si è circondati da volti e corpi perfettamente scolpiti, in equilibrio tra bellezza e potenza. Sembrano quasi morbidi nel loro lucore. Ma per arrivare a quella forma Cody sa che bisogna «cercare sempre la linea»: l’importante è non lasciarsi scoraggiare, non avere paura, perché una linea esiste, se sai riconoscerla. E seguirla ascoltando il cuore.
Alla Florence Academy frequenta il corso di scultura quasi per caso, ma gli è indispensabile per capire che la realtà non è un disegno solo: sono, al contrario, tanti disegni messi insieme che poi restituiscono la visione completa della tridimensionalità. E quando diventa scultore di professione – vocazione – e poi maestro alla Scuola di Arte Sacra si accorge che per abbracciare quella realtà ha bisogno di molto coraggio, passione e pazienza. Trovare la linea non è semplice, perché la bellezza richiede tempo e devozione.
Nel suo lavoro, preciso e attento, Cody cerca Dio: nelle opere che esporta in tutta Europa e negli Stati Uniti, nella Madonna commissionata dal Campus Bio-Medico di Roma – in ognuno dei volti del suo atelier il mistero e la tensione verso qualcosa di spirituale e vero si fanno materia e invitano alla contemplazione. Un viavai tra la realtà materiale e ciò che la trascende, tra risultato e origine, tutto legato dall’arte e da una bellezza che sconfina, feconda e propizia, reggendosi nel filo sottile che unisce visibile e invisibile.
Dietro le quinte



